usciamo. c’è un freddo che fa male.
leggo la ricevuta.
-“che poi, se ci pensi, tutti sti soldi per un libro che poteva benissimo scriverlo una scimmia”
-“una scimmia drogata, però.”
-“no, no, proprio le scimmie normali. è una cosa matematica.. il teorema delle scimmie. dice che se prendi infinite scimmie e le metti davanti a infinite macchine da scrivere per un tot infinito di tempo, ti avranno scritto tutto shakespeare.”
-“non ho capito”
-“tu prendi un numero infinito di scimmie. le metti davanti a un numero infinito di macchine da scrivere. dopo un periodo di tempo infinito, in mezzo a tutte le sequenze casuali di lettere messe a cazzo trovi l’amleto. o lo hobbit.”
-“noooo. lo hobbit no.” mi prende per il culo? adora tolkien? entrambi, temo.
-“lo hobbit sì. e se ci pensi, scriveranno anche il messaggino che hai mandato mezz’ora fa, e la bibbia, e tutto quanto. è incredibile. infatti ci hanno provato, a farlo. hanno preso una scimmia, le han dato una banana, le hanno messo davanti una macchina da scrivere e aspettavano di vedere che succedeva.”
-“e che succedeva?”
-“la scimmia ha scritto venti pagine solo di esse minuscole, ha sfasciato la macchina da scrivere e ci ha cagato sopra.”
lo sguardo di gg dice: hai visto che lo hobbit non lo scriveva?
continuo.
-“è scritto su wikipedia, con anche “defecating” e tutto il resto.”
-“ma dai? ingrata però, sta scimmia”
camminiamo in silenzio. davanti alla stazione, gg ha l’idea del secolo.
-“kebab?”
-“amen. dove?”
-“boh. vicino.”
-“piazza adriano?”
-“ok. ma senti il terzo gaio.”
-“non verrà.”
sparo un messaggino al terzo gaio.
a: k.
dum differtur vita transcurrit.
kebab!
piazza adriano fra un quarto d’ora.
d.
si va a prendere il 9. alla fermata ci sono due slavi che puzzano piano piano di cipolla e una vecchina intabarrata con la borsa della spesa. il bus arriva e gg ancora sta riflettendo.
-“il kebab per i tuoi pensieri.”
-“nel senso che mi offri il kebab se te li dico?”
-“col pesce. nel senso che me lo offri tu se li indovino.”
-“spara”
-“stai pensando alle scimmie.. all’esercito delle dodici scimmie”
-“no”
-“alla scimmia cattiva dei griffin”
-“no”
-“alle tre scimmiette non vedo non parlo non sento”
-“no”
-“al tizio di quel libro di palahniuk che si fa ficcare in culo le caldarroste da una scimmia”
-“cazzo, no”
-“al pianeta delle scimmie”
-“no”
-“dai. sentiamo. a che cazzo stai pensando allora. e non dire qualcosa che non c’entra perchè lo vedo che pensi alle scimmie.”
-“pensavo che puoi pure allevarle, infinite scimmie. e puoi pure costruire infinite macchine da scrivere. il problema è mantenerle, tutte quelle scimmie. che faranno pure infiniti cuccioli. ci vogliono un casino di banane”.
scendiamo dal bus.
-“per non parlare dei fogli di carta. mah, che dire, ho perso. sei imprevedibile come un procione sotto benzedrina”
-“immagino. guarda chi c’è.”
ecco il k. chi l’avrebbe detto. più imprevedibile del più imprevedibile procione sotto benzedrina, a terra armeggiando con la catena antifurto della moto. indossa un giaccone blu di torino 2006 di un paio di taglie più grande e un pantalone mimetico. a giudicare dall’espressione e dall’acconciatura, stava dormendo quando ha letto il messaggio. si è alzato ed ha guidato fin qui in stato di trance, e prevedibilmente si sveglierà fra 5 minuti davanti a un tè alla menta che avremo magnanimamente ordinato per lui. con gg lo guidiamo fin dentro il chiosco, con fatica ci saluta. scegliamo un tavolo in fondo. il cameriere parla italiano come se ci stesse facendo un favore
-“volete?”
parlo per tutti: “tre. piccanti. senza cipolla.” i miei gai amici grugniscono all’unisono.
mi correggo: “tre. uno piccante, uno senza cipolla, uno piccante senza cipolla. del tè alla menta”
gg mi fissa. “e un tè alla pesca.” aggiungo.
ora il suo sguardo dice: grazie, fratello. tu sai di cosa ho bisogno.
il cameriere butta a mente e scappa.
“per me, avete dei gusti troppo raffinati.”
d.


1 commenti:
facile
infinite banane
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